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GESTIONE INTEGRATA DELLE ZONE COSTIERE IN ITALIA
Data pubblicazione: 05/05/2011

1. La gestione integrata del mare e delle coste nell'Unione europea e nel Mediterraneo


La Commissione europea ha avviato il processo di revisione della raccomandazione del 30 maggio 2002, con la quale il Parlamento europeo e il Consiglio avevano chiesto agli Stati membri di

  • compiere una valutazione approfondita volta ad individuare i soggetti, le istituzioni e le norme incidenti sulla pianificazione e la gestione delle zone costiere;
  • definire (in cooperazione con le autorità regionali interne e con le eventuali organizzazioni interregionali) una strategia nazionale di applicazione dei principi di gestione integrata individuati nella stessa raccomandazione e volti a promuovere una gestione sostenibile della striscia di terra e di mare che costituisce interfaccia tra ambiente marino e ambiente terrestre, fondata su basi scientifiche e conoscitive solide e costantemente aggiornate e sul coinvolgimento di tutti i soggetti pubblici e privati interessati.

La revisione della raccomandazione è motivata anzitutto dall'evoluzione del quadro di riferimento internazionale ed europeo registrata dal 2002 ad oggi.
Basti qui rammentare che l'Unione europea a partire dal 2007 ha avviato una "politica marittima integrata" (v. Comunicazione della Commissione n. 575 del 10 ottobre 2007), rivolta a stimolare la crescita e l'occupazione mediante un più largo e più efficiente utilizzo delle risorse marine e costiere ed al contempo a preservarne e migliorarne lo stato. A quest'ultimo fine è stata anche approvata la direttiva 2008/56/Ce che istituisce un quadro per la politica ambientale del mare (cfr. tra le news, "Recepita la direttiva quadro sull'ambiente marino").
A livello internazionale e con particolare riguardo al Mediterraneo, il 24 marzo 2011 sono entrati in vigore il Protocollo sulla gestione integrata delle zone costiere del 21 gennaio 2008, ed il Protocollo per la protezione del mare dall'inquinamento derivante dall'esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo marino e del suo sottosuolo del 14 ottobre 1994, collegati alla Convenzione di Barcellona per la protezione dell'ambiente marino e della regione costiera del Mediterraneo.


2. La revisione della raccomandazione europea sulla gestione integrata delle zone costiere


Il processo di revisione della raccomandazione dovrebbe portare alla formulazione di una nuova proposta in materia di gestione integrata delle coste - ma anche di pianificazione dello spazio marittimo - entro la fine del 2011 e si baserà su una valutazione dell'impatto economico, sociale ed ambientale delle diverse ed alternative azioni in cui potrebbe articolarsi la nuova iniziativa.
A tal fine il 23 marzo la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica on-line rivolta ai diversi soggetti pubblici e privati portatori di interessi inerenti al mare ed alle coste, che fino al prossimo 20 maggio potranno rispondere ad uno specifico questionario disponibile sul sito della stessa Commissione (Ambiente o Affari marittimi).
La valutazione di impatto si avvarrà inoltre dei risultati del progetto Ourcoast, voluto dalla Commissione europea per supportare ed assicurare lo scambio di esperienze e "best practices" in materia di pianificazione e gestione costiera. Nell'ambito del progetto è stata tra l'altro costruita e resa disponibile sul web una banca dati che raccoglie 350 casi di studio ed esempi concreti di applicazione della gestione integrata delle aree costiere nei diversi Stati membri Ue.
La stessa valutazione si avvarrà infine dei

IL PUNTO SULL´ATTUAZIONE DEL FEDERALISMO DEMANIALE
Data pubblicazione: 07/03/2011

Il federalismo demaniale, di cui in questo sito il 14 gennaio 2010 si annunciava l’avvio dell’iter formale di approvazione e si indicavano i principi ispiratori, è stato introdotto nell’ordinamento italiano con il dlgs 28 maggio 2010, n. 85, (Gu 11 giugno 2010, n. 134).
L’importanza della riforma, che si preannuncia ricca di implicazioni anche ambientali, è tale che se ne ritiene necessario il monitoraggio del processo di attuazione.


1. Il cronogramma e la procedura di individuazione dei beni statali trasferibili


Il dlgs n. 85/2010 ha previsto per l’effettuazione del passaggio dei beni statali agli enti territoriali con il vincolo della loro massima valorizzazione funzionale, uno stringente, quanto poco realistico, cronogramma, articolato nelle seguenti fasi:

  • entro il termine di centottanta giorni dalla data di entrata in vigore dello stesso dlgs (e dunque entro il 23 dicembre 2010), adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri contenenti gli elenchi dei beni trasferibili a titolo non oneroso agli enti territoriali, scelti sulla base di una intesa stipulata in sede di conferenza unificata. I beni possono essere individuati sia singolarmente che per gruppi e di essi devono essere forniti i dati relativi allo stato giuridico, alla consistenza, al valore, alle entrate ed ai costi di gestione da essi derivanti;
  • entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dei predetti dpcm, presentazione all’Agenzia del demanio - da parte degli enti territoriali interessati - della domanda di attribuzione dei beni. La domanda deve essere accompagnata da una relazione illustrativa delle finalità e delle modalità di utilizzazione dei beni richiesti, vale a dire dal progetto di “massima valorizzazione funzionale” che per essi si è individuato, dei tempi di realizzazione e del risultato economico di tale progetto, nonché delle destinazioni che si intende dare ai beni medesimi;
  • entro sessanta giorni dalla presentazione delle domande di attribuzione, dopo una necessaria interlocuzione con le Regioni e gli enti locali interessati, emanazione di ulteriori dpcm con cui avviene l’attribuzione dei beni, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze.

Non si può subito fare a meno di rilevare che la tempistica adottata dalla legge delegata non è stata rispettata e che nessuno dei provvedimenti previsti è stato alla scadenza prevista emanato.
Ora il processo di attuazione del federalismo demaniale prende il via dalla individuazione dei beni appartenenti alla tipologia indicata al punto e) dell’articolo 5 del dlgs.n. 85/2010, cioè di quei beni immobili che lo Stato detiene al di fuori della categoria dei beni del demanio marittimo, del demanio idrico, degli aeroporti di interesse internazionale e nazionale e del cosiddetto demanio minerario.
Allo stato attuale risulta pubblicato sul sito dell’Agenzia del demanio l’ ”elenco dei beni patrimoniali dello Stato di possibile attribuzione agli enti locali”, anche se tale pubblicazione non è prevista dalla procedura disegnata nella normativa. Essa è stata effettuata al fine di dare la massima pubblicità e trasparenza alle complesse operazioni in corso. L’elenco, sinora di 590 pagine, è articolato in ordine alfabetico per Regione e indica per ogni bene, oltreché la Regione, la Provincia e il Comune territorialmente interessati, la descrizione, l’indirizzo, il valore inventariale, lo stato giuridico (bene patrimoniale disponibile o non disponibile), le entrate da canone, i costi di gestion

RECEPITA LA DIRETTIVA QUADRO SULL´AMBIENTE MARINO
Data pubblicazione: 01/02/2011

Con il decreto legislativo n. 190/2010 (G.U. del 18 novembre 2010) è stata recepita la direttiva 2008/56/Ce, che "istituisce un quadro all'interno del quale gli Stati membri adottano le misure necessarie per conseguire o mantenere un buono stato ecologico dell'ambiente marino entro il 2020" (direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino).
Si tratta del c.d. "pilastro ambientale" della politica marittima integrata, delineata dalla Commissione europea (comunicazione n. 575 del 10 ottobre 2007) al termine di un ampio processo di consultazione e "basata sull'esplicito riconoscimento della correlazione di tutte le questioni connesse agli oceani e ai mari europei e della necessità che le politiche marittime vengano elaborate congiuntamente al fine di ottenere i risultati auspicati".

1. Il ruolo del Ministero dell'ambiente e del Comitato tecnico

Il decreto legislativo n. 190/2010 affida al Ministero dell'ambiente la funzione di autorità competente per il coordinamento delle attività previste dal decreto stesso (nonché per la cooperazione con altri Stati membri Ue e con Stati terzi che si affaccino sul Mediterraneo).
A tal fine il Ministero si avvale di un comitato tecnico composto da 13 rappresentanti di diversi Ministeri interessati nonché da un rappresentante per ciascuna Regione e Provincia autonoma, un rappresentante dell'Upi ed uno dell'Anci. Il comitato concorre alla definizione dei diversi atti inerenti alla strategia dell'ambiente marino.


2. Le fasi della "strategia per l'ambiente marino"

In sintesi il Ministero dell'ambiente, avvalendosi del predetto Comitato:

  • promuove e coordina la valutazione iniziale dello stato ambientale attuale e dell'impatto delle attività antropiche sull'ambiente marino "sulla base dei dati e delle informazioni esistenti", messi a disposizione - su richiesta dello stesso Ministero - dai soggetti pubblici e privati che li producono o li detengono;
  • con due distinti decreti, sentita la Conferenza unificata, entro il 15 luglio 2012, determina i requisiti del "buono stato ambientale" per le acque marine e definisce i traguardi ambientali e i relativi indicatori, finalizzati al conseguimento del "buono stato ambientale" dell'ambiente marino, assicurando che essi siano compatibili ed integrati con quelli già previsti per le acque marine dagli strumenti normativi, pianificatori e programmatori esistenti ai diversi livelli istituzionali;
  • entro il 15 luglio 2014, con ulteriore decreto definisce ed avvia programmi di monitoraggio coordinati per la valutazione continua dello stato ambientale delle acque marine. Anche in questo caso i programmi devono essere integrati e coordinati con quelli già esistenti ai diversi livelli istituzionali;
  • entro il 31 dicembre 2015, elabora uno o più programmi di misure finalizzati a conseguire o mantenere un buono stato ambientale delle acque marine, da approvare con Dpcm, sentita la Conferenza unificata. Ai fini dell'elaborazione dei programmi il Ministero promuove la partecipazione alle riunioni del Comitato delle autorità competenti alla elaborazione e alla attuazione di programmi di misure esistenti a livello regionale, nazionale, comunitario o internazionale, che abbiano ad oggetto le acque marine, anche per finalità diverse da quelle ambientali. Entro il 31 dicemb
"LE RISORSE DEL MARE E DELLE COSTE": PRESENTAZIONE
Data pubblicazione: 05/07/2010

Martedì 6 luglio, alle ore 17.00, si svolgerà presso la sede del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali di Via XX Settembre la presentazione del volume “Le risorse del mare e delle coste: ordinamento, amministrazione e gestione integrata” (Edistudio, Roma, 2010).
Il volume collettaneo, pubblicato con il contributo del Ministero delle politiche agricole, è stato curato da Nicola Greco, recentemente scomparso, che per molti anni si è interessato dei problemi ambientali e di gestione delle coste.
La pubblicazione si volge principalmente a:

  • raccogliere e sistemare le conoscenze attuali circa le connotazioni geo-politiche, politico-istituzionali, amministrative e gestionali delle zone marine e delle aree costiere italiane;
  • stimolare le istituzioni pubbliche nonché le organizzazioni private rappresentative di fondamentali interessi che insistono e si confrontano sulle aree costiere ad una rapida riflessione ed eventuale prima proposta in materia di gestione integrata;
  • individuare ed approfondire quali istituti organizzativi, procedurali e funzionali possano essere presi a riferimento per volgersi ad impiantare un modello di "gestione integrata";
  • costituire uno strumento necessario per la formazione, l’aggiornamento e la valorizzazione sia di giovani studiosi sia di dirigenti e funzionari pubblici.

All’evento, organizzato dal Ministero e dalla Legapesca, parteciperanno Antonio Cianciullo, giornalista di Repubblica; Francesco Karrer, ordinario di urbanistica nell’Università di Roma La Sapienza e presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici; Guido Milana, vice presidente della Commissione pesca del Parlamento Ue e Giuseppe Ambrosio, capo di gabinetto del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Saranno presenti gli autori.

 

Alessandra Greco


 

E´ LEGGE LA PROROGA DELLE CONCESSIONI DEMANIALI
Data pubblicazione: 05/03/2010

E’ stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale del 27 febbraio 2010 (S.O. n. 39) la legge 26 febbraio 2010, n. 25 con cui è stato convertito, con modificazioni, il c.d. "decreto legge mille proroghe", che all'art. 1, c. 18

  • prevedeva una revisione della disciplina in materia di rilascio delle concessioni demaniali marittime a finalità turistico-ricreative,
  • sopprimeva con effetto immediato il diritto di insistenza, previsto dall’art. 37, secondo comma, secondo periodo del Codice della navigazione,
  • prorogava al 31 dicembre 2012, la durata delle concessioni in essere al 30 dicembre 2009 e in scadenza entro il 31 dicembre 2012.
La legge di conversione modifica in parte quanto stabilito nel decreto legge e in particolare:
  • fissa al 31 dicembre 2015 (anziché 2012) la proroga del termine di durata delle concessioni in essere alla data del 30 dicembre 2009 e in scadenza entro lo stesso 31 dicembre 2015;
  • fa peraltro salve le disposizioni di cui all'art. 03, comma 4-bis, della legge 494/94, introdotto dalla legge finanziaria 2007 (L. 296/2006). Tali disposizioni riguardano le concessioni che in ragione dell'entità e della rilevanza economica delle opere da realizzare e sulla base dei piani di utilizzazione delle aree del demanio marittimo predisposti dalle Regioni hanno una durata superiore ai sei anni.
Paola Biondini


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